Mastigosis

Μαστίγωσις (flagellazione spartana)

 

Che inganno m’hai ordito, Amore: prigioniero mi hai fatto.
Non so che torciglio mi ha preso, un brulichio di bianchi vermetti.
Stolza altrove il tuo dardo, mi hai stretto legato sull’eculeo del boia.
Sei vita della vita: la mia vita era una freccia, che poi s’è fatta arco a sua volta;
da quest’arco nuova freccia da sola è scoccata.
Seguo l’aggetto che sembra mai non far centro.

O Signore dei fatti, non ti lasci invocare, adulare.
Ci mandi accadimenti essenziali, ogni tanto un granello di pepe.
Per piacere , ti chiedo... sai già quel che voglio: mi vedrai arrossire.
Non voglio il sublime. Perché tanto mi tendi?

Fai già molti regali... e sempre mi dici che son solo antipasti.
Mi strugge l’attesa. Ai naufragi scampo sempre d’un pelo.
Tu stesso, mio cuore, me l’hai insegnato: ti nutri di fatti,
mi vuoi viva la vita e non vile e torpente a osservarla da fuori.

Sul vaso di erbe aromatiche che tengo in giardino
un passerino di nuova covata è venuto a posarsi,
ha volto di un poco il capino a guardarmi, conoscendomi quasi.
M’assicura di un sì. Scatto a quell’ordine: qualcosa è urgente.

Mi tremano i polsi, il sangue effervescente fa spuma.
Sento i lacci che mi legano al banco più stretti:
qualcosa di grande è imminente.
Mi sento per entro una dolcezza infinita: il gusto di vivere.
Una mano mi stringe il mio cuore, respiro a fatica.
Come un buon padre, il “boia” mi costringe a seguire il mio bene:

«Buttati nella mischia. Quei pani di cacio ti sono dovuti,
non sentirai le frustate, il volere e l’orgoglio ti sono di aloe,
stringi i denti, hai solo quest’osso,
o ramingo questuar in paese straniero.»

 

Cremignane, 22 maggio 2012

 

Una barchetta Angeli in giardino


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Mastigosis (flagellazione spartana) by Vittorio Volpi
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