Il paese del muto rifiuto

Il paese del muto rifiuto

Qui non c’è più nessuno! Pianeta sperduto nelle galassie.
Landa sconfinata, inospitale brughiera.
Vedo una cosa, mi par di capire cos’è, in altro si cambia.
Gli dèi vivono altrove. I sassi han più vita.
Un mondo deforme, realtà allucinata.
La mente fatica a coagulare un pensiero.
La coscienza ha un senso smarrito, edera senz’appiglio.
Non so se è possibile andarsene, se è facile e come.
No so se c’è notte, è tutto un pallore senza più un sole.
Una nausea mi stringe lo stomaco, vomito revulsi intestini.
Non ho più consistenza corporea, son sol percezione,
e gli umori, gli stati dell’animo, non son dei migliori.
Se per caso incontrassi qualcuno, dubiterei che fosse reale.
Apro la bocca e provo a parlare, non si ode alcun suono,
nemmeno il sonoro riverbero fra orecchio ed orecchio.
Provo a scriver qualcosa, l’inchiostro svanisce man mano.
Immobile tutto, probabilmente anche il tempo.

Forse è così che si muore o quando muore qualcosa di noi.
Un umor triste e stranito, la tetra malinconia di labili sogni,
l’abbacinata indolenza di un lutto, attonito sguardo sul nulla,
il saper che non ci saranno risposte... piove e ciò basta.

Per il dio cui hai costruito templi ed altari,
ti sei fatto sguattero da sacrestia, sai di canfora e cera.
Da quel dio, costruito con le tue mani, mai ti giungerà una risposta.
Non ci sono parole che possan rivivere, gettate come semi nei petti.
«Tu non sei la mia strada, non voglio che sia, spiegazioni non te ne devo.»

Lo slancio di vita di un giallo ranuncolo, la nera tomaia nemmeno lo vede.
«Non è il tuo paese, pitocco, va’ altrove a mendicare il tuo tozzo!»
... ma a te nemmeno questo vien detto.

Iseo, 3 giugno 2012 (mattino - sera)

 

 

Il tempo La mela


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